Obiettivi climatici, la Francia in ritardo

Secondo un recente studio, la Francia non sta raggiungendo gli obiettivi di riduzione dei gas serra, ma è sulla buona strada.
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La Francia non sta raggiungendo i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, con i principali settori che continuano a emettere troppa CO2 e i pozzi di assorbimento del carbonio che non funzionano come previsto, secondo l’ultimo Osservatorio Clima-Energia presentato giovedì.

Questo osservatorio annuale è progettato dal Climate Action Network (CAN) con altri partner, tra cui l’agenzia per la transizione ecologica Ademe.

Il documento confronta le emissioni nazionali con gli obiettivi definiti dalla Francia nelle sue tabelle di marcia, la Strategia nazionale a basse emissioni di carbonio (SNBC) e il Programma energetico pluriennale (PPE).

Il Paese punta ad azzerare le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, cioè entro tale data le emissioni residue dovranno essere compensate dall’assorbimento da parte dei pozzi di assorbimento del carbonio.

L’anno 2021 ha visto una ripresa delle emissioni lorde (escluso l’assorbimento) di gas serra, con la parziale ripresa dell’attività economica. Ma la Francia è ancora sulla buona strada per quanto riguarda questo indicatore lordo, osserva l’osservatorio.

“Siamo sulla buona strada”, ha dichiarato il Ministero della Transizione Ecologica, sottolineando il calo del 23% delle emissioni francesi rispetto al 1990. La Francia si è impegnata a ridurli del 40% entro il 2030, un’ambizione che deve essere rafforzata per tenere conto dei nuovi obiettivi europei (-55%).

D’altra parte, per le emissioni nette (compreso l’assorbimento da parte di foreste e suoli), “la quota annuale indicativa del bilancio del carbonio è superata di 20,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, dato il degrado del pozzo forestale negli ultimi anni”, osserva l’osservatorio.

L’anno scorso, il Paese ha emesso 404,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (MtCO2e) nette contro un obiettivo di 384 milioni di tonnellate nette.

È nel settore delle foreste e del suolo, che dovrebbe fungere da pozzo di assorbimento del carbonio, che il divario tra l’obiettivo e quanto effettivamente realizzato è maggiore. Questo obiettivo di assorbimento è stato “sovrastimato”, ha dichiarato Zélie Victor, responsabile della transizione energetica presso il Climate Action Network.

L’assorbimento di CO2, difficile da calcolare, è compromesso dall’artificializzazione del suolo, dalla siccità e dagli incendi.

“Ci ricorda che dobbiamo concentrarci sulla riduzione delle emissioni di gas serra e non solo sul loro assorbimento, e che dobbiamo anche tenere maggiormente conto dello sviluppo e della conservazione delle foreste e dei suoli”, ha sottolineato Zélie Victor.

In merito alla questione dei pozzi di carbonio, il Ministero della Transizione Ecologica ha riconosciuto una situazione “più preoccupante a causa della siccità, delle varie malattie che hanno colpito le nostre foreste, ecc”. Per non parlare degli incendi di quest’estate che potrebbero avere un impatto quest’anno.

Per attività, il settore dei trasporti rimane il principale responsabile delle emissioni, con il 30,1% delle emissioni nazionali, seguito dall’agricoltura (19,4%) e dall’industria (18,6%).

Secondo l’osservatorio, nel 2021 i trasporti e gli edifici hanno rispettato il loro “budget di carbonio”, poiché questi due settori hanno beneficiato rispettivamente delle limitazioni del traffico e del clima mite. L’agricoltura e l’industria, invece, hanno deviato dalle loro traiettorie.

Infine, nel settore cruciale dell’energia, l’uscita dai combustibili fossili rimane “difficile”, mentre il Paese è “in forte ritardo nelle energie rinnovabili e nella riduzione dei consumi energetici”, sottolinea l’osservatorio.

Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato giovedì che la Francia dovrebbe accelerare non solo sul nucleare, ma anche sull’energia eolica e solare.

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